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Perché è così complicato chiedere aiuto? Quante volte abbiamo pensato ‘faccio da solo/a’? Dietro questo pensiero c’è spesso un vero e proprio modo di affrontare la vita, le relazioni interpersonali e affettive, il lavoro.

Nelle relazioni con gli altri fatichiamo a chiedere? Che sia un piccolo favore, ad esempio semplicemente perché siamo stanchi per la giornata, oppure un aiuto più consistente, siamo talmente abituati a fare le cose in autonomia che non ci viene in mente che potremmo chiedere supporto, rendendo meno faticoso portare a termine gli impegni della nostra vita quotidiana. Questo vale anche per una richiesta di ordine non pratico, una richiesta di attenzione, di conforto, in un periodo per noi complicato da gestire e che richiede maggiori energie e stabilità emotiva.

Nel contesto lavorativo può succedere ad esempio che, pur avendo la gestione di un team di collaboratori, facciamo fatica a delegare le attività.

Forse perché pensiamo di poter svolgere i compiti meglio degli altri, o perchè se delegassimo un’attività e non venisse fatta come ci aspettiamo, perderemmo molto tempo a dare indicazioni per correggere l’operato altrui. O ancora, forse non vogliamo far pensare di non essere sufficientemente efficienti e/o capaci.

In fondo diciamo a noi stessi che possiamo farcela da soli, abbiamo sempre fatto così…e siamo in realtà i primi a trovare qualche giustificazione che ci sembra logica, accettabile, per non chiedere aiuto.

Le radici di questo atteggiamento probabilmente risalgono alla nostra storia familiare, forse le nostre figure di riferimento erano poco presenti e/o disponibili per noi e quindi abbiamo imparato che era meglio fare da soli, magari anche per non disturbare.

Oppure il messaggio che abbiamo ricevuto dall’ambiente familiare è stato che chiedere è sinonimo di debolezza, o che dobbiamo dimostrare che siamo autonomi in tutto e per tutto per non pesare sugli altri. 

Così siamo cresciuti imparando a fare a meno dell’aiuto degli altri, a non mostrare di avere bisogno, alimentando un’immagine, un ideale di forza ed autonomia che nasconde in realtà una paura di chiedere per non dover gestire un rifiuto. 

La fiducia nel fatto che l’altro sarà disponibile ad accogliere la nostra richiesta d’aiuto è pian piano scemata, portandoci ad alimentare un modo di vivere basato sull’autonomia a tutti i costi.

E così, dando per scontata la non disponibilità degli altri ad accogliere la nostra richiesta di aiuto, abbiamo trovato una ‘scorciatoia’ per non sentire il dolore del rifiuto, cioè negare i nostri bisogni.

Da dove partire per modificare questa modalità di affrontare la vita e le relazioni?

Un percorso di consapevolezza che ci guidi a comprendere come la nostra storia personale ci abbia portati a questo richiede del tempo, energie, desiderio di mettersi in discussione e un buon psicoterapeuta. Possiamo però cominciare a riflettere su alcuni punti e cominciare a modificare qualcuno dei nostri comportamenti.

Probabilmente non abbiamo considerato che nel team di lavoro ci sono persone competenti e desiderose di dare un contributo, di mettersi alla prova con nuovi compiti, per crescere professionalmente e personalmente. E la nostra tendenza a far da noi non permette loro di misurarsi con nuove sfide e di dimostrare le loro competenze, non consentendoci di diventare responsabili capaci di valorizzare le competenze dei nostri collaboratori supportandone la crescita.

Forse chiedendo esplicitamente aiuto agli altri, amici o familiari, diamo anche loro la possibilità di sentirsi utili, di ricambiare un sostegno ricevuto da parte nostra, rendendo la relazione occasione di scambio e di reciprocità.

Può essere per noi anche un’occasione di allentare una nostra tendenza a tenere tutto sotto controllo, riscoprendo il piacere di dare fiducia ad un’altra persona che si occupi di noi e dei nostri bisogni.

Autostima significa anche accettare e accogliere i nostri limiti e la difficoltà di essere sempre autosufficienti. Significa anche potersi permettere di chiedere un supporto psicologico che sentiamo necessario per affrontare un periodo difficile, una relazione sentimentale insoddisfacente, o semplicemente per conoscerci meglio.

Qui subentra probabilmente anche la paura di essere giudicati perché chiediamo un aiuto qualificato, perché non siamo in grado di farcela da soli o tramite il semplice confronto con amici e/o familiari; questo passo può essere tuttavia una prima buona prova per andare oltre i pensieri che limitano la nostra capacità di chiedere e quindi di ottenere, finalmente, aiuto.

Elena Pomesano

Author Elena Pomesano

Milano, Italy - Sono laureata in psicologia clinica presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca e specializzanda in Analisi Bioenergetica presso la Siab (Società Italiana Analisi Bioenergetica). Conduco classi di movimento bioenergetico, strumento di prevenzione dello stress e promozione del benessere psicofisico.

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